Questa edizione non si presentava sotto i migliori auspici, visti i nomi in cartellone: molte meno "stelle" rispetto agli anni precedenti, un numero impressionante di nomi "di ritorno", un sabato piuttosto deprimente e non solo per il forfait di Björk dell'ultima ora. Se a questo ci aggiungiamo che molti degli artisti che avrei voluto vedere suonavano alla stessa ora su palchi differenti per le scelte decisamente cervellotiche dell'organizzazione, insomma il mio spirito non era dei più positivi. Ma poi si sa come va: arrivano gli amici dall'Italia, ti parte la fregola da festival e diventa un happening, una festa, e il giudizio diventa positivo a prescindere dai nomi di chi hai visto e di chi non sei riuscito a vedere.
Cominciamo da chi non sono riuscito a vedere, appunto: tra le rinunce più dolorose metto i Dirty Three, Marianne Faithfull, gli Afghan Whigs, Rufus Wainwright, i Mazzy Star (di cui mi hanno detto molto male, peraltro) e i Big Star's Third (di cui al contrario ho visto e sentito meraviglie). Insomma, un festival nel festival.
Top 3 dei concerti che ho visto:
1) The Cure. Troppo mainstream per i gusti di molti hipsters schizzinosi? Vecchi? Senza un album realmente buono da 20 anni? Sticazzi: 3 ore di concerto (in un festival!), con una scaletta molto varia che ha bilanciato bene lo spirito pop con quello dark (se così si può dire) e che ha regalato delle chicche davvero inaspettate: "Bananafishbones", "Dressing Up", "Fight" (che non suonavano dal 1987), addirittura "Just One Kiss" (b-side di un singolo del '83-84). Gruppo in formissima, con l'aggiunta di Reeves Gabrels alla chitarra.
2) Yo La Tengo. Salvano il sabato e tutto il festival con un live devastante, di una classe immensa. La mia prima volta dal vivo, spero ne seguano altre.
3) Death In Vegas. Altro gruppo che avevo perso di vista anni fa, e che mi ha stupito con una perfetta miscela di rock ed elettronica, ormai più elettronica che rock. Potentissimi.
Insomma, bene anche quest'anno anche se. E poi, hai voglia a lamentarti quando vai a prendere una birra e ti trovi di fianco nella coda Mike Mills dei R.E.M., o quando ti trovi per caso ad assistere ad una jam session improvvisata nel giardino di fronte al Fòrum tra Atlas Sound e uno stranito Josh T. Pearson che passava di lì per caso. Cose che solo al Primavera Sound.
Per i più stoici: una selezione di foto fatte durante i tre giorni - di concerti e non solo - le trovate qui